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NELLE LANGHE DI PAVESE, FENOGLIO, ARPINO E REVELLI con Chiara Fenoglio, Carlo Greppi, Mariarosa Masoero, Elena Varvello

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Pavese, Fenoglio, Arpino e Revelli: le opere di grandi scrittori piemontesi del Novecento sono rilette da autori e studiosi di oggi attraverso la lente della geografia perché il territorio raccontato nelle pagine dei loro libri è specchio dei moti dell’animo umano.
Quando si trovano le parole adatte, la descrizione di un luogo, delle sue linee, delle atmosfere diventa ritratto perenne di un modo di sentire, pensare, essere.

#1 Cesare Pavese: La luna e i falò, e non solo con Mariarosa Masoero
La luna e i falò suggella l’esperienza mistico-esistenziale del rapporto fra la geografia reale delle Langhe e i territori interiori di Cesare Pavese. Partendo proprio da quella che l’autore stesso definì la sua Divina Commedia, il percorso di approfondimento tocca altre tappe fondamentali come le PoesiePaesi tuoi, le Lettere.

#2 | I luoghi privati di Fenoglio con Elena Varvello
La terra delle Langhe per Beppe Fenoglio non è una semplice cornice alle sue storie, è materia viva e protagonista che, con tutta la dolcezza e la violenza di cui è capace, agisce sulle azioni e sui sentimenti degli uomini. Oggi viaggiamo fra i paesaggi naturali e di senso di Una questione privata.

#3 Le colline di Giovanni Arpino con Chiara Fenoglio
In L’ombra delle colline (premio Strega 1964), tornare nelle Langhe significa tornare al passato, alle origini, a tutto ciò che è successo “prima”. Quei paesaggi diventano così un prezioso scrigno di ricordi da cui attingere per liberarsi dal peso delle esperienze vissute, contraddittorie, e spesso atroci.

#4 L’umanità del nemico. Nuto Revelli e il “disperso di Marburg” con Carlo Greppi
Revelli ha raccontato spesso come il suo odio per i tedeschi, durante e dopo la guerra, fosse via via cresciuto, diventando coriaceo, insopprimibile. Fino a quando si è messo sulle tracce di quest’uomo senza nome, un tedesco che la mattina usciva a cavallo dalle “Casermette” di San Rocco, alle porte di Cuneo, e che un giorno venne catturato e ucciso dai partigiani. È così che Revelli, con Il disperso di Marburg (1994), saprà infine vedere l’umanità anche nel nemico.